L’importanza di un albero: mettere radici contro i cambiamenti climatici

Il fotografo Sebastião Salgado e il premio Nobel per la Pace Abiy Ahmed si sono impegnati per far crescere milioni di piante. Ma ognuno può fare la propria parte, con piccole scelte quotidiane. “Sai cosa si può fare in 15 anni? Una foresta”. Domanda e risposta sono di chi ci è risuscito: l’Instituto Terra, un’organizzazione non governativa nata nel 1998. L’hanno ideata uno dei più grandi fotografi del mondo, Sebastião Salgado, e la moglie Lélia Deluiz Wanick Salgado. Ma che si tratti, come in questo caso, di un enorme progetto di ripristino ambientale o di piccole iniziative, tutto comincia con un gesto semplice: piantare un albero.


SALGADO: OBIETTIVO RIFORESTAZIONE
Nel 1994, di ritorno dal Rwanda, dove aveva immortalato uno dei più grandi drammi umani dell’ultimo mezzo secolo, Salgado cercò rifugio nella fattoria ereditata dai genitori, nello stato di Minas Gerais, in Brasile. Quella zona che ricordava coperta da foreste, era però diventata brulla: niente piante, corsi d’acqua prosciugati, agricoltura in crisi, animali in fuga. Anziché occuparsi solo della propria terra, il fotografo e la moglie decisero di coltivare un sogno: far risorgere un intero ecosistema. Hanno raccolto fondi, fondato l’Instituto Terra e piantato 2,7 milioni di alberi su quasi 700 ettari. In meno di vent’anni, Salgado ha ricreato la foresta della sua infanzia e l’ha trasformata in una riserva naturale. Sono tornati gli animali: 30 specie di mammiferi, 168 di uccelli, 15 di rettili. È tornata a scorrere l’acqua, permettendo di sostenere gli agricoltori locali. Perché una foresta che rinasce è molto più di legno e foglie.


L’IMPORTANZA DI PIANTARLA SUBITO
Secondo una ricerca pubblicata su Science nel 2019, “il ripristino degli alberi rimane tra le strategie più efficaci per la mitigazione dei cambiamenti climatici”. Lo spazio c’è ed è tanto: sul pianeta, quasi un miliardo di ettari potrebbero ospitare nuove foreste. Cioè una superficie grande più o meno quanto la Cina. Se coperta interamente, vorrebbe dire incrementare l’area verde attuale del 25% e catturare un quarto dell’anidride carbonica presente nell’atmosfera. Ma è necessario che tutti facciano la propria parte, e in fretta. I cambiamenti climatici, infatti, rischiano di disinnescare una delle armi che l’uomo ha per combatterli. “Se non si devia dalla traiettoria attuale”, entro il 2050 lo spazio per nuove foreste potrebbe ridursi a meno di un quarto di quello attuale.


ETIOPIA E INDIA: UNA FORESTA IN UN GIORNO

Nell’agosto 2019, il governo dello Uttar Pradesh, in India, ha promosso un’iniziativa per piantare, in un solo giorno, tanti alberi quanti sono gli abitanti dello Stato: 220 milioni. Uno sforzo gigantesco, che ha portato nella terra le mani di oltre un milione di persone, in 60.000 città e villaggi.
Solo qualche giorno prima, alla fine di luglio, il primo ministro etiope Abiy Ahmed aveva promosso una campagna mirata alla piantumazione di 200 milioni di alberi in tutto il Paese. Obiettivo centrato e superato: in 12 ore, hanno messo radici 350 milioni di piante. In cinquant’anni, la superficie del Paese africano ricoperta da foreste è passata dal 40 al 15 per cento. Il governo di Ahmed, premio Nobel per la Pace 2019, ha dichiarato di aver piantato circa 4 miliardi di alberi.


I CENTO MILIONI PER L’AFRICA
Nel 2015, un gruppo di Stati africani ha lanciato AFR100. Le tre lettere, oltre a rappresentare il continente, stanno per African Forest Restoration. Cento sono i milioni di ettari che il progetto punta a coprire con nuovi alberi entro il 2030. L’appello è stato raccolto da 29 Paesi. Il loro impegno complessivo (in attesa che si trasformi in legno e foglie) è già andato oltre l’obiettivo iniziale.


L’IMPORTANZA DI UNA SCELTA CONSAPEVOLE
Proprio come uno Stato, anche ciascun cittadino può fare la propria parte. La parola d’ordine è “consapevolezza”. Le scelte personali hanno un impatto sull’ambiente e sulle emissioni: preferire fonti rinnovabili e ridurre i consumi è un primo passo. Quando non è possibile azzerare la produzione di anidride carbonica, la si può compensare. Come? Ad esempio scegliendo operatori energetici che sostengono progetti agro-forestali. Le emissioni prodotte dall’utente vengono assorbite da un “suo” albero e dai progetti sostenuti dalla società. Anche se non sono milioni di ettari, ogni radice che affonda nel terreno è importante.

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