Cristina Ganapini YP Norvegia

Una lettera ad una volontaria

Ciao!

Sto cercando di fare una full immersion nel norvegese, e infatti comincio a fare qualche errore quando parlo italiano su skype!

L mia  famiglia e’ davvero fantastica, tutti mi stanno insegnando tutto quello che possono e cercano sempre di venirmi incontro per farmi stare bene. la figlia piu’ piccola di 16 anni, Mathilde, l’anno prossimo sarà exchange in Italia, quindi tutti sono sempre entusiasti di sentir parlare del mio paese.

Gli stereotipi sulla Norvegia tendono a dimostrarsi piuttosto reali: freddo, sci, salmone; anche la gente è piuttosto riservata; sembra che non si preoccupino troppodi conoscere i loro vicini, o di salutare le persone che si incontrano tutti i giorni sull’autobus.  Ma per me questo non credo sia stato motivo di shock culturale, piuttosto loro erano un po’ sotto shock, quando io senza una valida ragione, cominciavo a parlare e a raccontare di me. Gli Scandinavi che loro hanno bisogno del loro tempo prima di aprire la bocca.

Per uno studente straniero ci vuole pazienza e forza di volontà, bisogna sempre fare il famigerato primo passo, bisogna raccontare di sé, dare tempo. Questo non significa che siano sgarbati o diffidenti, semplicemente vivono in pace nella loro bolla. Però se si chiede aiuto ad un passante, o si comincia una conversazione, saranno sempre sorprendentemente gentili1. Spero di riuscire a spiegarmi, e’ un atteggiamento che in Italia non sarebbe compreso facilmente.

Orgoglio nazionale!

Quello che e’ stato un po’ uno shock per me e’ il discorso del contatto fisico, ho realizzato quante volte nella nostra cultura tendiamo ad abbracciare, baciare, toccare la gente. Qui nessuno ti tocca, neanche quando e’ quasi inevitabile. sui mezzi pubblici, per esempio. A volte sembra quasi ridicolo il modo in cui tutti si scansano pur di non sfiorarsi.,” il mio spazio finisce dove inizia il tuo”, quindi se ti sto “addosso” mi prendo una libertà che nessuno mi ha mai accordato.

Credo di essere diventata abbastanza scandinava sotto questo punto di vista: quando vado a trovare gli amici sudamericani e loro parlano quasi urlando e ti stanno “addosso” a me comincia a dare fastidio, o comunque lo noto molto piu’ di prima!

Neanche se scrivessi un romanzo potrei raccontarti quante avventure ho vissuto, quante persone ho incontrato e quante cose ho imparato!. Credo davvero che la mia vita sia cambiata per sempre. non credo proprio di completare gli studi in Italia, non voglio tornare alla mia vecchia vita: sono giovane ora, ho scoperto di avere molte possibilità alle quali non avevo mai pensato.

I miei genitori (in Italia) sono un po’ spaventati all’idea che io non voglia tornare, ma allo stesso tempo hanno avuto la sorprendente saggezza di comprendere che non sanno niente di quello di cui parlo. tutto quello che a loro può sembrare follia e’ diventato il mio stile di vita. Ma in ogni caso ho ancora diversi mesi davanti a me e sono sicura che i miei piani continueranno a cambiare fino all’ultimo momento. Quello che devo dire e’ un grande grazie a te, per tutto l’aiuto con mio padre. senza di te, una persona sicura, competente e adulta mio padre non avrebbe mai creduto che afs fosse qualcosa di sensato. e’ stato anche un grande passo avanti per fargli capire che tipo di persona sono e che tipo di vita voglio vivere.

Grazie per avermi dato molta fiducia, un abbraccio

Cristina

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