Restare per cambiare, cambiare per restare

Campi di lavoro sulla legalità con Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

Campi estate2009 - fotodi Federico Tovoli

Campi estate2009 - foto di Federico Tovoli

Calabria, Estate2009
Quando mi è stato chiesto di raccontare del Campo di lavoro sui terreni confiscati alla ’ndrangheta, ho provato e riprovato a cercare le parole ma tutto quello che ho scritto mi è suonato riduttivo. E’ stata un’esperienza molto importante, di crescita personale, difficile e bellissima nello stesso tempo e fatico ancora oggi a capire da dove partire per spiegare.
Potrei scrivere che al campo eravamo una ventina, che eravamo tutti insieme in una scuola, dormivamo in camerate uomini e donne, divisi in gruppo ci occupavamo di cibo e pulizie e sono nate amicizie molto belle. Che tutte le mattine andavamo nei campi e nel pomeriggio facevamo incontri molto interessanti con persone del luogo che ci hanno raccontato “ordinarie storie di mafia”. Come Saffioti imprenditore calabrese che vive sotto scorta perché ha denunciato il racket, o Lavorato ex sindaco di Rosarno; recentemente salita alla ribalta per la rivolta degli immigrati. Potrei dire che molta gente del paese ci evitava, che altri ci hanno apertamente insultati, che qualcuno è venuto a stringerci la mano, che i ragazzi che lavorano sulle terre confiscate o che organizzano i campi di lavoro, sono ragazzi normalissimi con un coraggio grande come una casa e che non vanno lasciati soli. O anche che coltivare la terra in modo biologico vuol dire togliere gli insetti dalle piante uno per uno, e allora capisci perché il biologico costa tanto. Potrei scrivere che a Polistena ci sono una ventina di adolescenti che hanno scelto di stare con Don Pino, con Libera e la legalità, e che non è la stessa cosa fare questa scelta a Reggio Emilia o farla a Reggio Calabria, perché farla a Reggio Calabria vuol dire essere emarginati dagli altri ragazzi, vuol dire motorini graffiati, gomme bucate.
Potrei raccontare questo e molto altro però alla fine non riuscirei a dirvi cos’è Polistena, cosa vuol dire fare un campo di lavoro con Libera. Così ho scelto di condividere con voi una lettera che ho scritto in Calabria, nella speranza che possano, le parole scritte di getto, essere uno sguardo buttato su Polistena. Ma soprattutto vi invito ad andare a vedere coi vostri occhi e con le vostre mani, cosa vuol dire fare un campo di lavoro sulla legalità e conoscere persone che hanno fatto scelte difficili.
A Polistena i ragazzi di Libera hanno un motto che dice così: “restare per cambiare, cambiare per restare”.

Amica mia sono ormai alla fine di questo viaggio e anche oggi ho messo le mani nella terra. Sai qual è la meraviglia? ci sono 1000Km tra Scandiano – Reggio Emilia e Polistena – Reggio Calabria e quando affondi le mani nella terra senti lo stesso profumo di erba, di umido, di ferro, di lavoro, di fatica, di resistenza.
Resistenza , amica mia, ecco cosa ho trovato in questa terra che si porta dentro gli odori e i colori dell’Africa. Ogni volta che sposti un sasso, raccogli erba tagliata, peli una melanzana, compi un atto di resistenza. Perché qui coltivare la terra con amore e in piena legalità è una scelta di coraggio che dice:”io non ci sto”. Io non ci sto con il lavoro nero, io non ci sto con lo sfruttamento degli immigrati, io non ci sto con l’inquinamento dei terreni, io non ci sto con la privazione dei diritti.
Tu amica lo sai, mio nonno ha fatto il partigiano, mio padre il sindacalista e mi hanno raccontato cosa significa difendere la libertà e i diritti, ma sono dovuta scendere a sud per vedere, per sentire sulla pelle, per capire. Lo diceva anche Pertini nella prefazione de “I miei sette figli”: “la storia dei Cervi dimostra come si possa diventare antifascisti partendo dai valori più elementari ed essenziali: l’amore per l’uomo, il culto della famiglia, la passione per il lavoro nei campi”. E allora? allora forse questo viaggio è una grande metafora. Muoversi, viaggiare, scendere verso il basso, dentro se stessi, verso la terra, scivolare verso sud, dove il sole è più caldo e i colori sanno di odori forti, affondare le mani nella terra e raccogliere melanzane che sanno di resistenza, sanno di libertà.
Ed è così che il cerchio si chiude: partire da Reggio per tornare a Reggio, passando da Reggio.
Annalisa

Campi estate2009 - foto di Federico Tovoli

Campi estate2009 - foto di Federico Tovoli

Campi estate2009 - foto di Serena

Campi estate2009 - foto di Serena

Per chi fosse interessato a provare l’esperienza dei campi di lavoro (legalità, ambiente, cultura)
http://www.legambiente.eu/volontariato/campi/index.php
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/2796

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