Memoria e ricordo, appendice

Immagine_copertina_Giornata_della_Memoria

Di Francesco Faccia e Elena Razzoli

 « Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario ».
                                                                                                                                                 Primo Levi
                                                                                                                                                 
 
Da questo proposito parte un piccolo esperimento volto a capire quanto si conosce o si ha idea di cosa sia la “Giornata della memoria” e i fatti che essa ricorda.
 Alcune interviste a giovani e adulti che non vogliono stabilire percentuali o statistiche assolute, ma semplicemente dare un’ idea di quanto questo tema sia accolto dalla città.
 Un intento che può sembrare banale o forse presuntuoso, ma che ogni volta riserva sorprese, a volte incoraggianti a volte non proprio.
 Se capita infatti di trovare piccoli drappelli di studenti davanti alla biblioteca, consapevoli o meno di questa ricorrenza, non è difficile incontrare per le vie della città, persone assolutamente disinformate, sia sul significato del ventisette gennaio sia su quei fatti terribili che essa ricorda.

Che cos’è la memoria e perché è importante ricordare?”

“Normalmente sarebbe importante ricordare…”

“E’ importante ricordare, è storia, ma personalmente non lo sento tanto, non c’è niente in giro.”

 Alcune risposte , che lasciano trapelare però, qualcosa su quanto questa giornata non sia sempre sentita come parte di una storia comune, ma come un frammento di storia passata, scollegata dal presente.
 Il rischio è quello di lasciar passare un giorno impegnativo pieno di iniziative e preziosi ricordi, come un giorno qualunque.
 A questo si aggiunge come già accennato una conoscenza sempre più rarefatta dei protagonisti o dei fatti che furono.

“Chi è Primo Levi? Hai mai letto un suo libro?”

“No non sono un gran lettore…”

“No, non mi addentro tanto in queste cose, ho altri interessi.”

“Sai cosa vuol dire ‘porrajmos’?”

No.”

 Non sappiamo quanti il ventisette gennaio abbiano fatto qualcosa o almeno abbiano pensato per un istante a tutte quelle persone che si sono viste negare una vita normale durante la seconda guerra mondiale e chi invece è andato a fare una vasca al centro commerciale più vicino,  per sfruttare fino in fondo l’ennesima campagna di saldi.  
 C’è chi dice che ormai è inutile ricordare o tentare di fare  ricordare, perché tanto ormai a nessuno interessano più queste cose e quando ci si trova d’innanzi un ’indifferenza e un disimpegno che paiono diventare sempre più parte costituente della nostra società, come è accaduto in alcune risposte di queste interviste, questo pensiero accarezza sul serio la mente.
 Per fortuna però non tutti la pensano così e c’è ancora chi si impegna perchè gli orrori e le ingiustizie di allora non tornino oggi e da il suo tempo affinché giornate dedicate alla memoria continuino a vivere.
 Ricordare è importante, per continuare a tenere aperta quella finestra che ci parla  così tanto del passato come ci parla anche così tanto del presente e se capire davvero quello che è successo è impossibile, conoscere, per lo meno è necessario.
Per concludere ecco alcune risposte che ci lasciano con un filo di fiducia, perché il nostro vuole essere un invito all’ impegno ma anche alla speranza.

“E’ importante ricordare perchè quello che è successo era sotto gli occhi di tutti. Perchè ci sono negazionisti che rinnegano quanto successo. E’ importante ricordare affinchè non avvenga più…”

“Porterò il mio fratellino a vedere un film sulla shoah. E’ importante partecipare agli eventi di sensibilizzazione…”

“Nessun minuto di silenzio. Non credo nelle festività nazionali. Bisogna ricordare sempre, non solo oggi.”“Si è importante ricordare perchè sono persone morte ingiustamente…”

 “A questo punto mi ricorderò di ricordare….”

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